Misura OCM Promozione del vino nei paesi terzi: il TAR del Lazio sospende l’efficacia di alcune norme del manuale dei controlli

Misura OCM Promozione del vino nei paesi terzi: il TAR del Lazio sospende l’efficacia di alcune norme del manuale dei controlli

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Il mondo dell’export del vino italiano esulta a seguito dell’ordinanza emessa in data 6 marzo 2024 dal TAR del Lazio che, in via cautelare, ha sospeso l’efficacia di alcune norme del manuale dei controlli pubblicato da AGEA (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura) l’8 novembre 2023 relativamente alla campagna promozionale 2023/2024 (in corso) sostenuta dalla misura OCM “Promozione del vino sui mercati dei paesi terzi”.

Le norme oggetto di sospensiva – ritenute manifestamente illogiche e irragionevoli – riguardano l’obbligo di produrre in sede di rendicontazione, a pena di ineleggibilità delle spese, la documentazione contabile (fatture, ricevute fiscali, note spese, ecc.) relativa non solo ai rapporti cd. di 1° livello, bensì anche di 2° livello ed eventuali livelli successivi, contenente una “descrizione chiara ed analitica del servizio fornito, oltre che l’indicazione della normativa unionale di riferimento, il numero identificativo del progetto o l’indicazione dell’Autorità che ha approvato il progetto, nel caso in cui non sia stato ancora assegnato un numero identificativo e l’annualità di riferimento”.

Considerato che la maggior parte delle attività promozionali è svolta per il tramite di soggetti terzi attivi al di fuori dei confini nazionali (si pensi solo ai servizi resi dagli enti fieristici, dalle catene della GDO americana o dai monopoli canadesi), le suddette norme avrebbero comportato, di fatto, l’impossibilità di soddisfare i requisiti previsti dal manuale dei controlli con conseguente perdita del contributo (che, come noto, può arrivare fino al 50% degli investimenti).

Il TAR, nel sospendere l’efficacia delle norme in questione, ha altresì posto in capo ad AGEA l’obbligo di rivedere il manuale alla luce dei profili critici evidenziati.

Il ricorso è stato presentato congiuntamente da quattro delle principali società vitivinicole italiane, tra le più rappresentative dei prodotti enoici del nostro Paese nel mondo, rappresentate dallo studio L2B Partners nelle persone degli avvocati Nicola Baù, partner responsabile del Wine Desk dello studio, Gianluca Scalco, esperto di diritto amministrativo, e Giacomo Woodhead Angemi, esperto di diritto dei finanziamenti pubblici e contratti internazionali.